Sabato 05 Novembre 2011, ore 20.45
Jurij Ferrini e Ilenia Maccarone
La Locandiera
di Carlo Goldoni,
con andrea Cappadonna, angelo Tronca, Matteo alì, Claudia salvatore, Wilma sciutto e Massimo Boncompagni
Jurij Ferrini propone un capolavoro intramontabile, La Locandiera di Carlo Goldoni, in una versione innovativa, dove la scena è priva di orpelli scenografici e la lingua è asciugata da vezzi e manierismi. Lo spettacolo risulta particolarmente comico, perché l’azione drammaturgica si concentra sulla potenza del linguaggio e del testo accentuandone il potenziale esilarante.
Il regista precisa: “L’opera è uno degli indiscutibili capolavori goldoniani e a noi offre un canovaccio in lingua italiana, in una lingua particolare, ricca, calda, vitale, piena di sapore e spesso estremamente elegante; in questo senso, il nostro lavoro - che tenta di equi-distanziarsi dall’italiano disinvolto e annacquato che la televisione ci propina e da ogni manierismo teatrale – ritrova un materiale ricco di spunti comici e di improvvise virate ritmiche, di altalene melodiche e movimenti rapidi. Un gioiello.” Al centro della storia c’è l’eterna questione del rapporto uomo-donna, tra Miradolina e il cavaliere di Ripafratta, scandito dalla seduzione e dalla passione, ma sotto l’apparente tono scherzoso, si nasconde molto di più. Il personaggio di Mirandolina è la chiave che scardina certezze e luoghi comuni, nascondendo sotto l’apparente giovialità un significato rivoluzionario. Mirandolina è una donna che basta a se stessa, che sa farsi rispettare in un mondo di uomini e che usa le armi della seduzione con sagacia pratica. E’ calcolatrice e astuta, e quando nella locanda si presenta il cavaliere di Ripafratta, un uomo tutto d’un pezzo, misogino e severo, lei inizia a giocarci come il gatto con il topo, con una vena comica che non nasconde la crudeltà di fondo. Precisa Ferrini che: “Se si prende questo come un gioco spensierato, si può ritenere si tratti di una questione di orgoglio, ma la passione amorosa è nella vita una faccenda molto seria e prendendo alla lettera le vampate di desiderio del cavaliere per la provocatoria sensualità della locandiera, si può immaginare quale emozione violenta si muova nel suo petto e nel suo ventre”.
Sabato 19 Novembre 2011, ore 20.45
Giuseppe Ayala
Chia Ha Paura Muore Ogni Giorno - I Miei Anni con Falcone e Borsellino
di Giuseppe ayala, con Giuseppe ayala e Francesca Ceci regia di Gabriele Guidi
Dopo quasi vent’anni dal drammatico 1992 - che ha visto la tragica scomparsa di Giovanni Falcone e Paolo Borsellino - Giuseppe Ayala ha deciso di raccontare la sua verità, mettendosi alla prova con un nuovo mezzo comunicativo: il teatro. La storia di quegli anni e la straordinaria esperienza vissuta al fianco di Falcone e Borsellino (con i quali condivise la vita professionale quotidiana, ma soprattutto una profonda amicizia), danno vita ad un “incontro-spettacolo” che pone l’attenzione sulla Sicilia, su Cosa Nostra, sulla politica e la giustizia italiana di allora… come di oggi. E’ una storia di vittorie enormi, di alcuni fallimenti, di speranze deluse e tanti luoghi comuni, primo fra i quali che “le stragi fermarono il pool anti-mafia”. “Il nostro lavoro non si arrestò per la reazione di Cosa Nostra; noi fummo fermati da pezzi delle istituzioni dello Stato! E’ venuto il momento di chiarirlo” (G.Ayala). In scena un grande albero di Magnolia, simbolo palermitano della lotta alla mafia. Coadiuvato da musiche originali e dalla proiezione di filmati storici, lo spettacolo è idealmente diviso in 3 sezioni: la prima, dedicata ai giudici Falcone e Borsellino e al loro rapporto con Ayala. Per anni condivisero momenti difficili, drammatici ma entusiasmanti allo stesso tempo; un legame cementato dal trascorrere del tempo lavorando fianco a fianco, ma anche dai viaggi e dalle serate trascorse assieme… fino alla loro tragica scomparsa. Nella seconda parte “rivive” lo storico maxiprocesso del quale Ayala fu pubblico ministrero. Considerata la prima, grande reazione dello Stato a Cosa Nostra, si svolse in un aula bunker costruita appositamente. Il processo terminò dopo quasi due anni, il 16 dicembre 1987. Per leggere la sentenza servì oltre un’ora: 2.665 anni di condanne al carcere vennero divisi fra i 360 colpevoli, oltre agli ergastoli per i 19 boss principali. Durante l’ultima sezione dello spettacolo, Ayala affronta i temi di oggi: le tante indagini ancora aperte, la grande eredità lasciata da Falcone e Borsellino. Lo fa con eleganza ed umanità ed una comunicativa fuori dal comune, capace di affascinare e conquistare il pubblico che lo segue con il fiato sospeso. In lui c’è la partecipazione di chi quelle vicende le ha vissute sulla sua pelle: c’è gran parte della sua vita sul palco.
Sabato 03 Dicembre 2011, ore 20.45
Paolo Cevoli
La Penultima Cena
di e con paolo Cevoli regia di daniele sala
Paulus Simplicius Marone. Ovvero il catering della cena più importante della storia dell’umanità, racconta la sua vita avventurosa. Le umili origini ad Ariminum, l’adozione da parte una famiglia nobile che lo porterà a Roma dove potrà apprendere l’arte culinaria alla scuola di Apicio, il più famoso chef dell’antichità. Al tempo stesso arrotonda le entrate con affari più o meno leciti ideati nel negozio del barbiere Filone, quartier generale di una compagnia variegata di clientes, puttanieri e perditempo. Tutto fila liscio fino a quando succede un patatrac durante una cena a casa del ricco commerciante di bighe Gitone Sulpicio. Paulus decide di fuggire nella terra più lontana e desolata dell’impero: la Palestina. Così il cuoco romagnolo si trova a Cana mentre due sposini celebrano il matrimonio. Qui accade l’imprevisto. Il miracolo di Gesù. Gli occhi di Paulus si incrociano con quelli del Maestro. Da quel momento la sua vita non sarà più la stessa. E da buon romagnolo Paulus ha subito un’idea imprenditoriale: quello lì deve diventare mio socio! Per giorni segue la comitiva di Gesù e individua la persona giusta che potrebbe permettergli di parlare col Maestro: Giuda. In attesa di contattare il futuro socio, Paulus cerca di trarre profitto nel soddisfare l’appetito della moltitudine che segue il Profeta. Allestisce un chiosco di pani e pesci in attesa che Gesù termini il suo discorso. Quel giorno purtroppo gli affari non vanno tanto bene. Qualcuno distribuisce gratis pani e pesci. Così Paulus arrabbiato con il suo contatto, chiede a Giuda la possibilità di rifarsi economicamente. Concordano per una cena privata in occasione della Pasqua ebraica. Purtroppo si presentano solo in tredici. Da quel momento tutto va a rotoli. Gesù viene catturato, Giuda si fa di nebbia. Paulus Simplicius, preso dallo sconforto, decide di tornare a Roma. Meglio schiavo a Roma che libero in questa terra disgraziata. Ma le cose non andranno più come il nostro cuoco romagnolo aveva pensato. Dall’incontro con Gesù, Paulus Simplicius Marone non è più lo stesso. E quando per le strade di Roma ritrova alcuni commensali di quella famosa Ultima Cena…
Sabato 17 Dicembre 2011, ore 20.45
Angela Finocchiaro
Open Day
di Walter Fontana
con angela Finocchiaro e Michele di Mauro regia di Ruggero Cara
Separati da tempo, entrambi sui cinquanta: una madre e un padre si ritrovano faccia a faccia in un giorno importante, iscrivere la figlia quattordicenne alla scuola media superiore. Sembra facile, ma non lo è. Un semplice modulo da compilare diventa per i due ex-coniugi un interrogatorio insidioso, che li spinge a ripercorrere la loro vita, in un crescendo di sottile follia. Tra litigi interrotti da anni, discorsi intorno a una figlia che non si vede mai, ma che è al centro di tutto, si intrecciano tensioni, speranze e qualche sorpresa: perché il passato non è sempre come te lo ricordi e il futuro non è mai come te lo immagini. Dopo i trionfi cinematografici del 2010 e il successo teatrale di Miss Universo, Angela Finocchiaro torna a collaborare con Walter Fontana, autore di questo testo originale, per dar vita ad uno spettacolo ironico, tagliente e ricco di emozioni, Sulla scena, a dividere i tormenti di una famiglia alle prese con una figlia adolescente, Michele Di Mauro, attore sensibile e ironico.
Sabato 07 gennaio 2012, ore 20.45
Piano in bilico presenta
4 Donne E 1 Matrimonio - Occhio Non Vede, Cuore Non Duole?
di Alessandra Scotti
con Fabio Banfo, Linda Gennari, Silvia Giulia Mendola, Laura Pozone, Alberto Torquati e Greta Zamparini regia di Fanio Banfo
Che cosa potremmo scoprire se fossimo nascosti nella mansarda o nella sacrestia della chiesa, nei giorni del matrimonio di una “normale” famiglia? Quali sono le paure e i segreti che si celano dietro le tradizioni famigliari che siamo abituati a vedere e rispettare? Probabilmente ognuno ha dei pensieri, dei timori, delle convinzioni e dei silenzi diversi da quelli di chiunque altro, ma forse qualcosa di universale lo proviamo tutti. E lo provano anche loro. Una famiglia, che ha fatto delle tradizioni la caratteristica principale, si mette inconsapevolmente a nudo e lascia scoperti i lati più incredibili: intrecci, segreti, rivelazioni e conferme nei tre giorni che ruotano intorno all’importante matrimonio di due componenti della famiglia: i gemelli Roberto e Raffaella. La tradizione vuole che tutti i membri della famiglia si sposino il 06-06 nella medesima chiesa. Ognuno è libero di scegliere l’anno, a patto che non vi siano due gemelli: in quel caso anche l’anno deve essere lo stesso. I figli dovranno avere nomi che comincino con la lettera R. Il menù della cerimonia prevede sempre le stesse prelibatezze, un po’ come quello del Natale in casa Ruini.
Questo è solo un assaggio delle famose tradizioni di famiglia. Ma siamo sicuri che Raffaella conosca bene Andrea? E che Martina non nasconda niente a Roberto? Possiamo almeno essere sereni rispetto all’amicizia tra Serena e Raffaella? E Rebecca, lei che è la sorella maggiore, ormai è sposata da un po’, almeno la sua vita sarà tutta illuminata dalla luce del sole? E se qualcuno nascondesse qualcosa solo per non fare male all’altro? Del resto si sa...Occhio non vede, cuore non duole...
Sabato 21 Gennaio 2012, ore 20.45
Paolo Hendel
Moliere, A Sua Insaputa
con Paolo Hendel
e con Maria Pilar Pèrez Aspa, Laura Pozone e Mauro Parrinello
testo Paolo Hendel e Leo Muscato, regia Leo Muscato
E se, dopo tutti i pretestuosi processi affrontati in vita, al signor Jean-Baptiste Poquelin, detto Molière, toccasse in sorte di doverne subire uno ancora più surreale in televisione? Un insolito Paolo Hendel, nei panni di un improbabile Molière, accetta l’invito della trasmissione televisiva “A Sua Insaputa”. Convinto di partecipare a una serata celebrativa, questo buffo Molière non sa ancora che in quel programma, accadranno eventi singolari al limite del paradossale. In un turbinio comico di equivoci e fraintendimenti, la serata ben presto assume i connotati dell’Inquisizione: la sua vita privata, la sua opera, sono analizzate, vivisezionate. L’ingenuo Molière prova a giustificarsi, ma la conduttrice non gli dà tregua. Sadica e soave, chiama in causa una sequela di bizzarri opinionisti e giornalisti con nomi desueti tipo Argante, Orgone, Cleante, Tartufo che gli sproloquiano i testi delle sue commedie. Molière riconosce in loro i suoi personaggi, e tutti gli si rivoltano contro. Lo accusano di aver copiato le sue opere dai comici italiani; di essere diventato uno scrittore di corte sempre pronto a compiacere i gusti del Re. Siamo alle solite: tutti lo vogliono processare e lui a giustificarsi. Adesso è la sua stessa vita ad assumere il carico tragicomico dei personaggi che portava in scena. La conduttrice sostiene che le sue farse sono ormai datate, e per dimostrarglielo lo invita a recitare delle scene. Lui raccoglie la sfida. Ed ecco che una grottesca surrealtà prende il sopravvento: gli attori che gli vengono affiancati sono dei nani in confronto a quei giganti di La Grange, Béjart, Du Croisy; e opere come Il Borghese Gentiluomo, l’Avaro, Il Malato Immaginario, vengono massacrate dalle interpretazioni pretestuose orbitanti attorno a intellettualistiche letture. È della sua stessa vita che ride adesso la gente, e non più delle sue commedie. Alla fine Molière si ritroverà solo di fronte allo schermo di un televisore con manopola. Gli viene in mente il famoso monologo sull’Ipocrisia del Don Giovanni. È un personaggio che in vita non ha mai recitato perché lui interpretava la parte di Sganarello. Pronunciando, per la prima volta, quelle parole, lo fa con una verità disarmante: l’ipocrisia oggi è un vizio di moda, e quando un vizio diventa moda, non è più un vizio, ma una virtù. Sul volto di questa maschera senza tempo si disegna un ghigno strano, simile a un sorriso sbilenco. Si volta, gira la manopola e il televisore, finalmente, si spegne
Venerdì 03 Febbraio 2012, ore 20.45
Antonio Albanese
Personaggi
di Michele Serra e Antonio Albanese, regia di Giampiero Solari collaborazione ai testi di Piero Guerrera, Enzo Santin, Giampiero Solari una produzione Bea srl
Che cosa hanno in comune i mille volti con i quali Antonio Albanese racconta il presente? L’umanità. La realtà diventa teatro attraverso Epifanio, L’Ottimista, il Sommelier, Cetto La Qualunque, Alex Drastico e Perego, maschere e insieme prototipi della nostra società, visi conosciuti che si ritrovano nel vicino di casa, nell’amico del cuore, in noi stessi. Lo spettacolo “Personaggi” riunisce alcuni tra i volti creati da Antonio Albanese: dall’immigrato che non riesce a inserirsi al Nord, all’imprenditore che lavora 16 ore al giorno, dal sommelier serafico nel decantare il vino, al candidato politico poco onesto, dal visionario Ottimista “abitante di un mondo perfetto” al tenero Epifanio e i suoi sogni internazionali.”Personaggi” appunto che in questi anni abbiamo imparato a conoscere e ad amare, dove la nevrosi, l’alienazione, il soliloquio nei rapporti umani e lo scardinamento affettivo della famiglia, l’ottimismo insensato e il vuoto ideologico contribuiscono a tessere la trama scritta da Michele Serra e Antonio Albanese. In scena uomini del Sud e del Nord, uomini alti e bassi, grassi e magri, ricchi e poveri, ottimisti e qualunquisti. Maschere irriverenti e grottesche specchio di una realtà guardata con occhio attento a carpirne i difetti, le abitudini e i tic. Una galleria di anti-eroi che svelano un mondo fatto di ossessioni, paure, deliri di onnipotenza e scorciatoie, ma dove alla fine anche la poesia trova posto. Un recital che racconta, con corrosiva comicità e ritmo serrato, un mondo popolato da personaggi tipici del nostro tempo, dal pensiero contemporaneo interpretato con dirompente fisicità. Ci dice Antonio Albanese “Vorrei che dopo un mio spettacolo tutti si sentissero un po’ meno soli, un po’ più allegri, un po’ più forti, vorrei abbracciarvi tutti. La risata è un abbraccio, un bisogno che ci sarà sempre.”
Sabato 18 Febbraio 2012, ore 20.45
Laura Curino
Malapolvere - Veleni E Antidoti Per L'Invisibile
con Laura Curino
un progetto di Laura Curino, Lucio diana,
Alessandro Bigatti, Elisa Zanino
liberamente tratto da Malapolvere di silvana Mossano
L’avvelenamento da amianto: una tragedia fattasi simbolo di uno dei tanti mali a cui ci si espone senza saperlo. Casale Monferrato è la città simbolo di una strage silenziosa, ma è anche una sentinella che può mettere all’erta tutti noi. Lo spettacolo è un canto per quegli uomini e quelle donne che si sono immolati sull’altare di una tragedia del lavoro in nome del benessere delle proprie famiglie, del riscatto sociale dalla povertà, della forza necessaria per uscire dall’indigenza. Un sacrificio importante che potrebbe essere la fine di una storia terribile, e invece deve trasformarsi nel capitolo iniziale di una storia virtuosa. Silvana Mossano ha scritto Malapolvere annotando trent’anni di storie dolorose, di un dolore che è inarrestabile come la polvere sottile di amianto.
Domenica 11 Marzo 2012, ore 20.45
Enzo Iacchetti e Giobbe Covatta
Niente Progetti Per Il Futuro
di e per la regia di Francesco Brandi, una produzione Mismaonda
“Niente progetti per il futuro” è un gioco teatrale surreale, una parabola contemporanea, che cerca di raccontare con i toni della leggerezza e del paradosso una società in crisi, dove i valori dell’Uomo appaiono lisi e sfilacciati sullo sfondo di un progressivo impoverimento spirituale. Due uomini si incontrano di notte su un ponte della periferia di una grande città. Li accomuna la singolare circostanza che nello stesso momento hanno pensato di compiere il medesimo gesto: suicidarsi gettandosi dal ponte. Tobia è un vip della tv, psicologo di nascita ma opinionista-tuttologo di adozione (televisiva). E’ un uomo colto e ironico, ma anche estremamente egoista ed egocentrico. Ultimamente è finito in disgrazia dopo aver involontariamente offeso un alto papavero della televisione in una delle solite schermaglie dei salotti televisivi. Sebbene, pentito dell’incauto gesto, abbia cercato di porvi rimedio con scuse e genuflessioni, subisce ormai da mesi un pesante ostracismo che lo ha logorato lentamente, facendo emergere la sua parte più cinica e nichilista. Su consiglio del suo agente ha speso gli ultimi denari per sposare in sontuose nozze una starlette della tv da cui era fidanzato da tempo, più che per amore per fare un po’ di “rumore” intorno alla sua immagine, ma a poco è servito. Oltre allo sbriciolamento della sua carriera Tobia non sopporta di essere stato improvvisamente abbandonato da tutti. Porta con sé un agendina dove, accanto al nome di ogni persona che conosce, annota se questa lo ami o se non lo ami, come fosse un enorme margherita da migliaia di petali. E ormai i “m’ama” sono scesi per la prima volta sotto il 3%, un dato nefasto quanto le percentuali Auditel dei suoi programmi televisivi. La sua popolarità è definitivamente annientata. Quindi è arrivata l’ora di farla finita. Ma proprio nel fatidico instante in cui sta per lasciarsi andare giù dal ponte appare Ivan. Garagista, uomo semplice e di una piacevole concretezza, religioso praticante, di estrazione sociale bassa, con una cultura non certo ricca ma nutrita da un’insopprimibile curiosità che alimenta le sue velleità speculative e finanche filosofiche, un filosofo del paradosso ovviamente! E proprio certe sue speculazioni vittimistiche lo hanno portato a concludere che il modo più consono di reagire al tradimento della fidanzata sia levarsi la vita. Adesso che però ha conosciuto di persona Tobia, di cui è da sempre grande fan, ha deciso che la sua ultima buona azione da vivo sarà impedirgli il suicidio. Dall’incontro - scontro di questi due personaggi che provengono da mondi così lontani, con prospettive sulle cose della vita così distanti, nasce il dramma o la commedia, secondo i diversi punti di vista o la diversa lettura degli avvenimenti.
Sabato 24 Marzo 2012, ore 20.45
Antonella Questa
Stasera Ovulo
di Carlotta Clerici
con antonella Questa regia di Virginia Martini
Ci ha detto Carlotta Clerici “Anna è una donna moderna, libera, indipendente. A trentacinque anni è innamorata dell’uomo con cui vive, e insieme decidono di avere un bambino. Non ci riescono. Anna ci trascina nel suo percorso di aspirante madre. Dai primi tentativi ai primi fallimenti, dagli esami medici di base ai trattamenti pesanti, dai consigli delle persone intorno a lei alle stigmatizzazioni, dalla delusione alla speranza, alla presa di coscienza…. “Stasera Ovulo” è nato dalla mia esperienza di donna sterile.
Con la distanza necessaria a farne un testo teatrale, e attraverso un personaggio di pura fantasia, il monologo ne ripercorre le tappe. Il desiderio di maternità costantemente frustrato, l’accanimento terapeutico e – soprattutto – lo sguardo degli altri, delle persone “normali”. La condanna più o meno esplicita, il giudizio più o meno velato di tanta gente, di troppa gente. La donna sterile è ancora oggi, nel XXI secolo, in occidente, messa al bando dalla società.
Questa constatazione ha lanciato una riflessione sul ruolo della donna e della maternità in una società piena di contraddizioni – tra liberazione sessuale, emancipazione, ricerca dei valori tradizionali, progresso scientifico, ritorno alla natura… - e sul ruolo estremamente ambiguo della procreazione assistita dal punto di vista medico.
Ultimo progresso delle donne oppure un tornare indietro, obbligo di partorire a qualunque costo? Controllo del corpo femminile, oppure sacrificio della donna al suo compito primordiale?
Ho voluto giocare sullo scarto tra la mia coscienza attuale e l’acciecamento irrazionale che accompagna sempre l’esperienza dell’infertilità. Ho quindi scelto di ripercorrere l’itinerario in presa diretta, attraverso lo sguardo di una donna che non ha ancora riflettuto a tutto questo, mentre decide di fare un bambino… “